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Auto storiche: quando la passione diventa investimento

Trarre profitto dalle proprie passioni è un’ambizione di molti. Ma per gli appassionati di auto, le possibilità di guadagnare attraverso il possesso di una vettura “normale” sono abbastanza ridotte, a causa del deprezzamento, dei costi elevati e delle tasse che gravano sul settore. Il mercato delle auto d’epoca, al contrario, può riservare delle piacevoli sorprese: il valore complessivo delle “storiche”, ad esempio, è aumentato del 192% negli ultimi 10 anni.

L’acquisto di un’auto classica è una forma di investimento alternativa, sicuramente più di nicchia rispetto alla finanza o agli immobili. La vettura d’epoca viene considerata un bene rifugio, al pari delle opere d’arte, dei vini pregiati, dei diamanti o degli orologi di lusso, il cui possesso dovrebbe essere mantenuto per un periodo mediamente lungo, con la speranza che il valore aumenti nel tempo.

Nelle aste specializzate in auto storiche vengono regolarmente “battute” auto capaci di aumentare il loro prezzo ad ogni passaggio di proprietà. Di solito si tratta delle auto storiche più rare e ben conservate, capaci di far sognare gli appassionati di tutti il mondo (oltre che di rendere felici i proprietari). A partire dalla crisi economica del 2008, ad esempio, le quotazioni delle Ferrari d’epoca sono aumentate del 28% ed è proprio un’auto del cavallino l’auto classica più costosa di sempre: si tratta di una 250 GTO del 1962 che è stata aggiudicata nel 2014 a ben 38 milioni di dollari.

Ma non è necessario essere miliardari per poter investire in auto d’epoca. Escludendo la fascia alta ed altissima del mercato, si possono comunque trovare degli esemplari con un buon potenziale di aumento del valore. Secondi gli esperti, le caratteristiche da guardare sono che siano in ordine, in buono stato di conservazione e il più possibile originali. In questo mercato, infatti, può valere di più una vettura con qualche problemino, ma originale, piuttosto che un esemplare perfetto a seguito di un intervento di restauro invasivo. In Italia i veicoli di interesse storico e collezionistico, per essere definiti tali devono essere iscritti negli appositi registri ASI(Automotoclub Storico Italiano).

Bisogna poi tenere in conto che la conservazione dell’auto per tutta la durata dell’investimento comporta dei costi. Si va dalla disponibilità di un posto auto sicuro ai costi della manutenzione ordinaria e straordinaria necessaria per non far deprezzare l’auto, fino all’assicurazione contro il furto e il danneggiamento. Per quanto riguarda l’aspetto fiscale, in Italia il settore è stato pesantemente colpito da recenti provvedimenti legislativi: in particolare nel 2014 è stata alzata l’età minima di esenzione del bollo da 20 a 30 anni. Questo è un aspetto da tenere in considerazione se si vogliono acquistare auto ancora relativamente “giovani”, ad esempio quelle immatricolate nei primi anni duemila o negli anni ’90.

Il piacere di possedere l’auto che si amava in gioventù è comunque superiore a qualsiasi calcolo finanziario. Inoltre, con un veicolo storico si possono partecipare ai sempre più numerosi raduni organizzati in tutta la penisola e alle gare di regolarità come la Mille Miglia o il Gran Premio Nuvolari.

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